Interpellanza alla Camera sul futuro dell’IMAIE

L’interpellanza è stata presentata il 29 ottobre scorso dall’On. Fiorella Ceccacci Rubino. Riportiamo di seguito il testo integrale.

ATTO CAMERA
INTERPELLANZA URGENTE 2/00524
Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 241 del 29/10/2009
Firmatari
Primo firmatario: CECCACCI RUBINO FIORELLA
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA’
Data firma: 29/10/2009
Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BALDELLI SIMONE POPOLO DELLA LIBERTA’ 29/10/2009
BARBIERI EMERENZIO POPOLO DELLA LIBERTA’ 29/10/2009
Destinatari
Ministero destinatario:
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI
MINISTERO DELL’INTERNO
Stato iter: IN CORSO
Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00524
presentata da
FIORELLA CECCACCI RUBINO
giovedì 29 ottobre 2009, seduta n.241

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per i beni e le attività culturali, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il Ministro dell’interno, per sapere – premesso che:

con provvedimento del prefetto di Roma 28 maggio 2009, prot. 34036/606/2009/URPG, è stata dichiarata l’estinzione dell’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (IMAIE) ai sensi degli articoli 27 del codice civile e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, per motivata constatata incapacità dell’istituto di raggiungere gli obiettivi statutari, finalizzati alla tutela degli artisti interpreti esecutori (AIE);

infatti, l’IMAIE – istituito ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 93, Norme a favore delle imprese fonografiche e compensi per le riproduzioni private senza scopo di lucro, riconosciuto ente morale con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 ottobre 1994 e iscritto nel Registro delle persone giuridiche private della prefettura di Roma in data 22 settembre 2005 – è stato ritenuto strutturalmente inadeguato a raggiungere gli scopi statutari di riscossione e distribuzione dei diritti degli artisti interpreti esecutori, in quanto, nel corso della sua vita organizzativa, dissidi interni tra gli organi gestionali e disfunzioni nelle procedure di individuazione ed erogazione dei compensi agli aventi diritto ne hanno compromesso il raggiungimento degli scopi statutari che «trovano immediato ed evidente riscontro dalle elevatissime cifre accumulate al bilancio e mai versate agli aventi diritto» e da un sistema generalizzato di malversazioni ed utilizzo disinvolto di risorse su cui sono in corso procedimenti giudiziari che sembrano coinvolgere oltre 200 persone tra cui membri del consigli di amministrazione e della rappresentanza sindacale dello stesso Istituto;

l’estinzione dell’IMAIE non estingue il diritto all’equo compenso degli artisti interpreti esecutori in quanto sono vigenti le normative in materia di diritto d’autore e di uso dei fonogrammi – disciplinate dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, e dalla legge 5 febbraio 1992, n. 93, Norme a favore delle imprese fonografiche e compensi per le riproduzioni private senza scopo di lucro, – la cui continua e puntuale soddisfazione ha spinto il Ministero per i beni e le attività culturali ad attivare un tavolo tecnico per ridefinire entro il 31 dicembre 2009 la nuova IMAIE;

il comma 1, dell’articolo 4 della suddetta legge 5 febbraio 1992, n. 93, Norme a favore delle imprese fonografiche e compensi per le riproduzioni private senza scopo di lucro, dispone che «Dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale delle categorie degli artisti interpreti o esecutori firmatarie dei contratti collettivi nazionali è costituito l’IMAIE…» ciò ha comportato che al tavolo tecnico fossero rappresentati unicamente i tre sindacati confederali, di categoria CGIL, CISL e UIL, fondatori della prima IMAIE, escludendo di fatto altri soggetti che dal 1992 ad oggi sono diventati, rappresentativi della categoria degli artisti interpreti esecutori, veri e unici titolari del diritto. La stessa esclusione è lamentata dagli artisti e dai dipendenti della IMAIE che si sono organizzati in un comitato di liberi lavoratori e artisti interpreti esecutori per far sentire la propria voce;

non si comprende la ratio della mancata deroga al comma 1 dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 93 che di fatto restituisce l’IMAIE alle stesse organizzazioni che ne hanno causato l’estinzione e, infatti, dal verbale dell’accordo sottoscritto il 21 settembre 2009 e presentato al Ministero per i beni e le attività culturali, emerge la volontà delle tre sigle sindacali di continuare nell’assetto organizzativo e gestionale precedente attraverso l’applicazione della disciplina prevista per le persone giuridiche private, quando sarebbe stato più opportuno, considerando la gestione di interessi pubblici di categorie di lavoratori del valore di centinaia di milioni di euro, optare per la natura giuridica di ente pubblico economico a base associativa – sotto il diretto controllo del Ministero per i beni e le attività culturali, della Presidenza del Consiglio dei ministri nonché delle istituzioni competenti in materia;

non è nemmeno pienamente condivisibile quanto emerge dall’accordo sottoscritto, che la soluzione alla «strutturale inadeguatezza dell’ente a perseguire gli scopi» sarebbe da riferirsi esclusivamente alla astratta e inidonea previsione normativa in merito alle procedure di individuazione ed erogazione dei diritti, su cui si auspicano interventi legislativi, perché, secondo gli interpellanti, la nuova IMAIE, così come emerge dall’accordo stesso, ritornerebbe ad essere a tutti gli effetti un ente privato dei sindacati che svolgerebbero la doppia funzione di controllore e controllato con il rischio di riprodurre le stesse inefficienze che ne hanno causato l’estinzione -:

se il Governo non ritenga auspicabile che l’IMAIE venga trasformato in un ente pubblico economico a base associativa e se quindi non ritenga opportuno assumere iniziative in tale direzione, che è quella che corrisponde a ciò che le categorie degli artisti interpreti ed esecutori chiedono ai fini di una maggiore e migliore tutela dei loro diritti, nonché di garanzia per la reale stabilità della struttura, consentendo così un concreto riconoscimento alle categorie artistiche tutelate;

se, in termini più generali, non ritenga opportuno valutare l’ipotesi di trasferire competenze, personale e risorse dell’IMAIE alla SIAE, ente che appare maggiormente in grado di attuare le norme sull’equo compenso, di cui alla leggi n. 633 del 1941 e n. 93 del 1992.

(2-00524)
«Ceccacci Rubino, Baldelli, Barbieri».