Cosa guadagnerebbe l’economia italiana riducendo la pirateria? Lo spiega la ricerca BSA-IDC

Ridurre di dieci punti percentuali l’attuale tasso del 50% di pirateria in Italia permetterebbe di creare circa 15.000 nuovi posti di lavoro, 8 miliardi e mezzo di dollari in termini di crescita economica e oltre 2,4 miliardi di dollari di gettito fiscale: è quanto si evince da uno studio presentato da BSA (Business Software Alliance).
La ricerca indipendente, condotta a livello globale da IDC (International Data Corporation), ha evidenziato anche come la riduzione del tasso di pirateria software potrebbe favorire la crescita del settore IT (Information Technology). Mentre IDC stima attualmente che il settore IT italiano possa crescere del 30% da oggi al 2009, una riduzione di 10 punti percentuali del fenomeno della pirateria software potrebbe far aumentare tale crescita fino al 38%.
Lo studio commissionato da BSA, e disponibile on line all’indirizzo http://www.bsa.org/idcstudy, è l’unico che valuta l’impatto economico del settore IT in 70 Paesi del mondo e i vantaggi che potrebbero derivare dalla riduzione della pirateria software e dalla promozione della protezione della proprietà intellettuale. Quello dell’Unione Europea è il settore IT più rilevante del mondo dopo quello nordamericano e rappresenta un’industria da 311 miliardi di dollari con 365.000 società, 2,5 milioni di dipendenti e un contributo al gettito fiscale pari a quasi 268 miliardi di dollari. Una riduzione entro il 2009 di dieci punti percentuali del tasso di pirateria software nell’Unione, attualmente al 35%, potrebbe generare 88 miliardi di dollari di crescita economica, 25 miliardi di gettito fiscale e la creazione di altri 155.000 posti di lavoro nel settore IT.
“Il settore IT, e l’industria del software in particolare, rappresentano chiaramente un’importante fonte di vantaggi economici per l’Unione Europea e il mondo”, commenta Francesca Giudice, Presidente di BSA Italia. “Ma l’attuale contributo costituisce solo una parte dei potenziali benefici economici che si potrebbero percepire, all’interno e all’esterno del comparto software. Occorre fare di più per proteggere il valore della proprietà intellettuale in termini di sensibilizzazione, legislazione e applicazione delle leggi se l’Italia desidera concretizzare i vantaggi potenziali che il settore IT può fornire”.

Secondo IDC, in Italia il settore IT comprende oltre 36.000 aziende e impiega più di 213.000 persone, generando un contributo all’erario pari ad oltre 23 miliardi di dollari. L’industria italiana del software genera complessivamente un volume d’affari di circa 27,5 miliardi di dollari, corrispondenti ad oltre 22 miliardi di euro. Lo studio indica che una riduzione di dieci punti percentuali della pirateria software in Italia tra il 2006 e il 2009 avrebbe queste conseguenze:
– Aumento della crescita del settore IT dal 30% previsto fino al 38% entro il 2009, creando così un’industria da 35,7 miliardi di dollari (pari a 28,7 miliardi di euro)
– Creazione di ulteriori 15.000 posti di lavoro IT altamente qualificati
– Aumento di 8,5 miliardi di dollari del contributo al PIL italiano
– Aumento di 2,4 miliardi di dollari del gettito fiscale a sostegno dei servizi pubblici necessari

Oltre a delineare i vantaggi economici che possono derivare da una maggiore protezione della proprietà intellettuale e da una riduzione della pirateria software, lo studio suggerisce ai Paesi desiderosi di concretizzare questi benefici economici di intraprendere le seguenti cinque iniziative:
– Aggiornare le leggi nazionali sul copyright in modo da implementare gli obblighi dettati dalla World Intellectual Property Organization (WIPO);
– Creare solidi meccanismi di applicazione delle leggi in materia di pirateria e contraffazione, così come richiesto dalla World Trade Organization;
– Dedicare al problema risorse pubbliche come unità nazionali specializzate nella difesa della proprietà intellettuale, migliorare la cooperazione internazionale e intensificare la formazione delle forze dell’ordine;
– Aumentare la sensibilizzazione del pubblico;
– Dare l’esempio imponendo al settore pubblico di utilizzare solamente software legittimo.

L’Unione Europea ha intrapreso un primo passo adottando nell’aprile 2004 la “Enforcement Directive” che fornisce agli Stati membri strumenti e linee guida per proteggere e sostenere con leggi sul copyright i rispettivi settori economici basati sulla creatività. In vista della scadenza stabilita per l’implementazione di questa direttiva (aprile 2006), BSA ritiene che i vantaggi economici presentati in questo studio possano motivare i governi europei a sfruttare l’opportunità per valutare le normative e i sistemi di protezione del copyright attuali, avviare consultazioni con gli operatori del settore e intraprendere passi per rafforzare le leggi inerenti copyright e proprietà intellettuale.

“Con questo studio possiamo quantificare ulteriormente i vantaggi che i vari Paesi possono ottenere da una superiore protezione della proprietà intellettuale e da una maggiore sensibilizzazione su questi temi”, afferma John Gantz, Chief Research Officer di IDC. “Si tratta di una istantanea di quanto sappiamo da sempre: ridurre la pirateria software conduce a risultati concreti”.

“Il software ha trasformato la produttività e la competitività di ogni azienda in ogni settore di mercato in tutto il mondo, rendendo l’IT uno dei principali motori di crescita economica”, conclude Beth Scott, Vice President BSA EMEA. “I Paesi appartenenti all’Unione Europea hanno l’opportunità di valutare, in vista della scadenza dell’implementazione della Enforcement Directive, i rispettivi regimi di proprietà intellettuale e promulgare leggi capaci di concretizzare i vantaggi economici derivanti dal settore software. Questo studio mostra come anche una riduzione modesta e praticabile di 10 punti percentuali nella pirateria software possa portare un contributo enorme”.